Testamentum di García Aznárez de Buil — 1057
Edizione documentaria: testo latino integrale della tradizione, traduzione completa, varianti del traslado trecentesco e commento genealogico.
Edizione documentaria: testo latino integrale della tradizione, traduzione completa, varianti del traslado trecentesco e commento genealogico.
XXXI. De Gartia Asnar de Uogili et eius decima.
Sub Christi nomine et eius gratia. Ego Garsea Asnari de Bogili placuit in animis meis fieri iussi hanc cartulam, pro redemtione anime mee et de parentum meorum, ex integro sensu et sane mente, ut de omnia hereditas mea, tam terris quam uineis, uel de omnia que possideo in castro Bugili ut reddam decimam frugum manuum mearum per singulos annos uite mee in onorem Sancti Ihoannis Baptiste, qui est situ in monte que appellatur Panno. Et post obitum meum ita fiat consuetudo hec hereditas in perpetuum in manus de filiis meis et de nepotis in nepotis filiis, et de generatione in generatione hoc censetur tributu. Et quia ex regibus et principibus nullum est aliut mici censui, nisi sola liuertas et ingenuitas. Et quia non solum ego, set et pater meus et abus meus, ex omnes reges liueri et absque fiscalia fuerunt, tam de christianis quam etiam de paganis, et quia liuertas nostra antiqua est, et hoc notum et scitum est omnibus hominibus probincie nostre. Et quia ex quo tempore aduc paganis regnabant super nos, necnon et Almançor antiquus rex Cordobensis usque nunc, iam parentes nostri liueri fuerunt. Et dum regnare ceperunt nos christiani sibe in tempus regni sui Santius rex, quando castellum de manibus sarraçenorum tulimus et ad christianis eum reddimus, similiter et in regnum Ranimiri eius filio nullum nobis subiugauit dominio et neque serbitio set est liuertas. Et factum est hoc testamentum a me pronominatum Garsea Asnari in publico et manifesto ante episcopu domno Garsea et Blasco abba et Santius abba et senior Garsea Blasquiç et Ato prior et omne congregatione fratrum qui ibidem fuerunt, quod per singula nomina longum est enarrare.
Et si quis consurgerit aliquis ex meis filiis an nepotibus seu propinquis inrumpere uel excussere uoluerit que a me positum et destinatum, est non imbitus set uolumtarie fiat damnatus damnatione perpetua et in aduentum Domini cum diabulo et angelis eius.
Facta carta in era T. LXL. Vª.
Regnante rex Ranimiri Sancio in Aragone et in Superarbi et in Ripakorça, episcopus domnus Garsea in Aragone et senior Sancio Galindeç in Uolitania et in Atares, et senior Enneco Lopeç in Bugilu.
XXXI. Di García Aznárez di Buil e della sua decima.
Nel nome di Cristo e della sua grazia. Io García Aznárez di Buil, avendolo deliberato nel mio animo, ho ordinato che fosse redatta questa carta, per la redenzione della mia anima e di quelle dei miei parenti, con pieno senno e mente sana: di tutta la mia eredità, tanto terre quanto vigne, e di tutto ciò che possiedo nel castello di Buil, renderò ogni anno per tutta la mia vita la decima dei frutti delle mie mani in onore di San Giovanni Battista, che è situato sul monte chiamato Pano. Dopo la mia morte questa consuetudine continui per sempre sull’eredità nelle mani dei miei figli, dei miei nipoti e dei figli dei nipoti, e di generazione in generazione sia dovuto questo tributo.
Da re e principi non mi è imposto altro censo se non la sola libertà e ingenuità. Non soltanto io, ma anche mio padre e mio nonno furono liberi da ogni re e senza obblighi fiscali, tanto sotto cristiani quanto sotto pagani; la nostra libertà è antica e ciò è noto a tutti gli uomini della nostra provincia. Fin da quando i pagani regnavano sopra di noi, e anche dal tempo dell’antico Almanzor, re di Cordova, fino ad ora, i nostri antenati furono liberi.
E quando cominciarono a regnare su di noi i cristiani, nel tempo del re Sancho, quando togliemmo il castello dalle mani dei saraceni e lo restituimmo ai cristiani, e similmente sotto il regno di Ramiro suo figlio, nessuno ci assoggettò a dominio o servizio: vi fu libertà.
E questo testamento è stato fatto da me, il suddetto García Aznárez, pubblicamente e manifestamente davanti al vescovo García, all’abate Blasco, all’abate Sancho, al senior García Blázquez, al priore Ato e a tutta la congregazione dei fratelli presenti, che sarebbe lungo enumerare singolarmente.
Se qualcuno dei miei figli, nipoti o parenti insorgesse per infrangere o annullare ciò che da me è stato stabilito e disposto, sia condannato volontariamente alla dannazione perpetua e, alla venuta del Signore, con il diavolo e i suoi angeli.
Fatta la carta nell’era T. LXL. Vª. Regnando re Ramiro Sancho in Aragona, Sobrarbe e Ribagorza; García vescovo in Aragona; Sancho Galíndez senior in Boltaña e Atares; Íñigo López senior in Buil.
| Punto | Lezione del n. 13 | Significato |
|---|---|---|
| Incipit | Hoc est translatum bene et fideliter… | Dichiara esplicitamente che è una copia |
| Nome | Garsia Açnariç de Bogili | Forma propria del testimone |
| Titolo | dominus uallium de Gaylan | Signore delle valli di Gaylán, non “signore di Buil” |
| Bene ecclesiastico | ecclesiam Sancti Cipriani de Gayllano… | Chiesa con decime, primizie e offerte |
| Castello | castellum de Bogil | Esplicita il riferimento a Buil |
García possedeva terre, vigne e altri beni nel castrum di Buil; menziona padre, nonno, antenati, figli e discendenti; rivendica una libertà familiare antica e trasmette un obbligo di decima alle generazioni successive.
Non nomina i figli e non costruisce una catena documentaria fino a Oria 1246, Ferrer 1279 o ai Boyl del XIV secolo. Non prova inoltre che “de Buil” fosse già un cognome ereditario in senso moderno.
Una tradizione genealogica successiva attribuita a Viciana ricorda un altro García Aznárez, conquistatore del castello di Boil/Buil, e afferma che “otorgó testamento el 1143”. Questa notizia è mantenuta separata dal documento del 1057 finché non viene identificato il testamento del 1143 o la fonte primaria da cui deriva.
AHN, Clero Regular, carpeta 699, n. 13 · BGUZ Ms-417, ff. 17v–18v · Roberto Viruete, doc. 119 · Antonio Ubieto, Cartulario de San Juan de la Peña, II, doc. 144.