Fonti narrative
Francisco de Vico; Casalis-Angius; genealogie familiari e manoscritti di età moderna.
La storia non viene ridotta a una sola genealogia: il sito presenta separatamente le tradizioni antiche, le attestazioni medievali, le ricostruzioni degli storici e le copie archivistiche oggi consultabili.
Queste pagine non sono segnaposto: Vico, Casalis-Angius, Salazar y Castro e Ferrando hanno ora un’esposizione autonoma e articolata. Per Mugnos il sito dichiara esattamente ciò che non è ancora documentato; la pagina Viciana presenta invece la tradizione genealogica riferita da Rafael Martí de Viciana nel Libro secondo della Crónica del 1564.
Le genealogie antiche della Casa collegano il cognome al castello e al territorio di Boyl/Buil nel Sobrarbe aragonese. In alcune ricostruzioni erudite la stirpe viene fatta risalire a una nobiltà gotica rifugiatasi oltre i Pirenei e poi rientrata in Aragona; compaiono figure come Arenario e Berengario. Questi racconti appartengono alla tradizione genealogica e vengono conservati come tali, non come fatti medievali già provati.
Questa tradizione è stata ripresa, con formulazioni diverse, da repertori ottocenteschi come Casalis-Angius e da genealogie familiari manoscritte. Una fonte distinta conservata a Torino è la Miscellanea Patria 30–36 della Biblioteca Reale, con il testo intitolato «Origine dell’illustre casato a cognome dei Boyles baroni della Baronia e feudo di Potifigar».
Il progetto ha individuato AHN, Clero Regular, carpeta 699, n. 13, relativo a García Aznárez de Buil / Garsea Asnari de Bogili. Il pezzo conservato non è l’originale dell’XI secolo ma un traslado notarile del XIV secolo; il più antico testimone noto è il Libro Gótico della Biblioteca General de la Universidad de Zaragoza, Ms. 417, ff. 17v–18v. Il documento è prezioso per la presenza di una famiglia libera a Buil, ma da solo non dimostra una continuità genealogica ininterrotta fino ai Boyl dei secoli successivi.
Per novembre 1246 la ricerca segue AHN, Clero, carpeta 642, n. 8: una fonte moderna segnala «Fernando, figlio di Oria de Boïl», ma la lettura completa dell’immagine resta da consolidare. Più sicura è la commissione del 1 maggio 1279, ACA, Real Cancillería, Registro 41, f. 65, relativa alla condizione di infanzones di Andrés de Serracello e Ferrer de Boil, residenti a Boil/Buil. La commissione prova l’esistenza del nome e la rivendicazione di status nobiliare; non è ancora stato recuperato l’esito finale del procedimento.
Un atto del 1305 relativo a Pere Boïl afferma che egli discende in linea maschile da stirpe militare. La formula è importante perché mostra come all’inizio del XIV secolo la famiglia rivendicasse già una continuità cavalleresca; il documento, però, non fornisce in quel passaggio una serie completa di nomi genealogici.
La ricerca moderna di Salvador Ferrando Palomares cita ACA, Cancellería, Registro 913, f. 23r, con la rubrica «Petri Boyl erectio in barone». Il testo pubblicato presenta Pere/Petrus Boïl come figlio di Raymundus e nipote di Petrus, ricorda i servizi della famiglia alla Corona e la concessione del castello e luogo di Boïl in Aragona. La chiusa dell’edizione richiama l’investitura del 22 maggio 1364 a Cullera.
Il sito mantiene una distinzione essenziale: il privilegio di Boïl e il dossier di Pontifigar sono collegati dalla tradizione documentaria familiare, ma non vengono fusi in un unico documento quando i testimoni archivistici oggi consultabili li trasmettono separatamente.
L’Archivio del Regno di Valencia conserva nel Real Justicia, Libro 805, una copia settecentesca del privilegio. Nei ff. 168v–170r compaiono Petrus Boyl, il nonno Petrus Boyl già maggiordomo del re Giacomo, Raymundus Boyl padre del destinatario e il ricordo della Sardegna e di Villa di Chiesa. Il bollo del 11.400+ dimostra materialmente che queste pagine sono una copia moderna del privilegio medievale, non l’originale del 1364.
SAVEX cataloga separatamente Real Justicia, Libro 801, fol. 157r con il titolo «Donación hecha por Pedro IV de Aragón a favor de Pedro Boil, de la baronía y castillo de Pontifigar, en el reino de Cerdeña». La V12 conserva nel sito le scansioni del fascicolo dal f. 156v–157r fino al f. 171v–172r. Nella documentazione settecentesca compaiono anche formule relative al figlio residente in Sardegna e al dominio di Pontifigar.
Francisco de Vico offre una tradizione diversa dalla ricostruzione che collega direttamente il 1364 a Putifigari. Nel suo racconto Giovanni Boil acquistò Putifigari nel 1451; la successione prosegue poi con Pedro, un altro Pedro e Francisco Boil, dal quale vengono ricordati i figli Francisco, Pedro e Ana. Questa versione non viene cancellata: viene presentata come «secondo Vico» e confrontata con i documenti del XIV secolo e con le copie del Real Justicia.
La Real Academia de la Historia conserva materiali genealogici attribuiti alla tradizione di Salazar y Castro, tra cui RAH 9/300 (olim D-25), con passaggi relativi alla famiglia, e RAH 9/136, f. 147, per la genealogia di fray Francisco Boil y López de Medrano. Questi manoscritti sono una fonte genealogica di età moderna e devono essere letti insieme, ma non confusi, con i registri medievali della Cancelleria.
Il Dizionario di Goffredo Casalis, nelle parti curate da Vittorio Angius, conserva una delle grandi sintesi ottocentesche sulla nobiltà e sui feudi sardi. Per i Boyl il valore principale è storiografico: registra e organizza tradizioni genealogiche più antiche, comprese le origini aragonesi e i racconti sui primi membri della stirpe. La V12 ripristina questa versione come percorso autonomo, senza trasformarla automaticamente in prova medievale.
La precedente architettura del sito prevedeva anche una lettura «secondo Mugnos». La V12 la ripristina nell’indice storiografico, ma con una cautela indispensabile: nel materiale finora acquisito non è stato ancora identificato il passo preciso di Filadelfo Mugnos relativo ai Boyl con opera, volume e pagina. Per questo il sito non inventa una successione genealogica attribuendola a Mugnos; la scheda resta aperta e verrà completata quando il rinvio bibliografico sarà verificato.
La Biblioteca Reale di Torino conserva nella Miscellanea Patria 30–36 un testo intitolato «Origine dell’illustre casato a cognome dei Boyles baroni della Baronia e feudo di Potifigar». È una tradizione genealogica autonoma, importante per ricostruire come la famiglia narrava e trasmetteva la propria origine e il legame con Putifigari. Nel sito viene tenuta distinta sia dalle cronache come Vico sia dai registri medievali ACA e dalle copie ARV.
La tesi di Salvador Ferrando Palomares sui Boïl de Manises è uno dei principali strumenti moderni per il basso Medioevo valenciano. Fornisce una ricostruzione sistematica di persone, patrimoni, rami e documenti e pubblica il privilegio del 1364 con rinvio ad ACA, Registro 913, f. 23r. La V12 usa Ferrando come guida scientifica e come edizione moderna, indicando però separatamente ciò che il progetto ha verificato direttamente sulle copie archivistiche.
Nel Regno di Valencia i Boïl si articolano in più linee: Manises, Bétera, Mislata, Borriol e altri rami patrimoniali. La V12 li mantiene distinti, perché titoli, successioni, matrimoni e diritti non possono essere trasferiti automaticamente da un ramo all’altro. La documentazione e la ricerca di Ferrando sono centrali per seguire questa ramificazione tra XIII e XV secolo.
Nel 1624 Margarita Sussarello Boyl sposò Matteo Pilo y Ferrale. La V12 corregge un errore delle versioni precedenti: Matteo Pilo y Ferrale era un Pilo, non un Boyl, e non viene presentato come barone di Putifigari. La generazione successiva prosegue la linea di Putifigari, ma la V12 non aggiunge automaticamente “Pilo” al cognome: la forma viene stabilita documento per documento.
Anche Blantino Pilo viene trattato correttamente come antenato della linea Pilo e non come Boyl. Quirico Pilo è escluso dalla galleria dei personaggi Boyl perché non è stato dimostrato un collegamento utile alla linea Boyl in questa sede.
La linea sarda comprende Francesco Boyl, vescovo di Alghero. La sua genealogia va collegata con prudenza alla documentazione conservata nella Real Academia de la Historia e alle fonti ecclesiastiche; nel sito non viene usato come semplice riempitivo iconografico ma come personaggio da documentare con una propria scheda.
Nei secoli successivi la linea sarda entra nella storia moderna dell’isola attraverso magistrati, militari, ecclesiastici e proprietari. Nel Settecento Putifigari viene elevata a marchesato. Nell’Ottocento Vittorio e Carlos Boyl appartengono alla fase più visibile della memoria familiare; Carlos è legato anche alla storia architettonica di Cagliari. Il ritratto di Carlos presente nell’Archivio del sito è ora restaurato digitalmente e viene dichiarato come restauro AI dell’immagine di partenza.
La storia della Casa Boyl ha una caratteristica importante: fonti medievali, copie settecentesche, cronache seicentesche e genealogie erudite non raccontano sempre la stessa sequenza. La soluzione non è scegliere arbitrariamente una sola versione, ma costruire un sistema leggibile: «secondo Vico», «secondo Casalis-Angius», «secondo la tradizione genealogica», «secondo il documento ACA», «secondo la copia ARV». In questo modo il lettore può capire quale informazione dipende da quale fonte.
La V12 non comprime più la storia in poche pagine: ogni nodo principale ha una scheda autonoma, collegata a questa pagina madre.
Francisco de Vico; Casalis-Angius; genealogie familiari e manoscritti di età moderna.
ACA · ARV/SAVEX · AHN · RAH · Biblioteca Reale di Torino · Archivio di Stato di Torino
Salvador Ferrando Palomares e altri studi specialistici vengono usati come guida e confronto, distinguendoli sempre dalle fonti primarie.